mercoledì 24 agosto 2016

PERCHE’ UN TERREMOTO VICINO CI COLPISCE PIU’ DI UNA GUERRA LONTANA




Eventi catastrofici come quello appena successo, che ha colpito il centro Italia, spesso riaprono la questione di quanto spazio tali notizie trovino sui media del popolo colpito a discapito di altri equiparabili (o peggiori) eventi accaduti in altri Paesi.



Iniziamo con una constatazione che emerge dalle ricerche-intervento in ambito psicologico: la sofferenza è direttamente proporzionale alla vicinanza della stessa; non sembra cioè essere l’evento doloroso in sé a fare la differenza ma quanto vicino esso sia.


Se un dolore ci riguarda in prima persona perché siamo noi le vittime sarà molto più grande rispetto ad un dolore che riguarda un familiare lontano, un amico, un conoscente e a seguire.


Quando sui social network si grida allo scandalo perché una parte del mondo si mette in lutto solo se la catastrofe colpisce popoli vicini, dimentica la “regola” sopra descritta.


Più l’evento traumatico è lontano e meno “smuove” i nostri sentimenti; con molta probabilità questa reazione rientra in quegli schemi inconsci di sopravvivenza che l’essere umano non può controllare razionalmente. 
E’ più conveniente spendere energie per le persone più vicine che per quelle più lontane ed estranee alla nostra vita.


Qualcuno lo considera egoismo; psicologicamente è stato invece perfettamente definito dal professor Giorgio Nardone con il concetto di visione prospettica del dolore.


Dott.ssa Sabrina Trojani



giovedì 11 agosto 2016

UN CASO DIVERTENTE DI APPROCCIO ORIENTATO ALLA SOLUZIONE - 2







I responsabili della British Airways si trovarono in difficoltà quando lo staff tecnico di una loro divisione si rifiutò di utilizzare una nuova serie di computer per la registrazione dei dati.




Anzichè scontrarsi con i lavoratori o con il sindacato che li difendeva, un brillante manager posizionò il nuovo pc nel locale di riposo del personale dal quale i lavoratori potevano controllare la disponibilità di posti sui voli che la compagnia metteva in offerta per i propri dipendenti.


Lo staff iniziò in breve ad utilizzarlo; dopo due settimane il terminale fu rimosso, spiegando che sarebbe stato troppo costoso mettere ulteriormente a disposizione quel software solo per il tempo libero dei lavoratori. L'alternativa era cominciare ad utilizzarlo anche per lavoro se solo i sindacati non si fossero opposti.


Il risultato fu che il personale persuase il sindacato ad accettare i nuovi terminali sia per svago che per lavoro.


tratto dal libro "Punta alla soluzione" di P.Z. Jackson e M. McKergow

D.ssa Sabrina Trojani
studiopsicologiaverona.it

mercoledì 3 agosto 2016


3 SEMPLICI REGOLE PER NON PORTARSI 

             LO STRESS IN VACANZA

Essere in ferie non significa necessariamente avere la mente sgombra; spesso ci portiamo dietro problemi e pensieri con il rischio di tornare più affaticati di prima.

Ecco allora alcune semplici regole che possono aiutarci a "liberare" la mente:


1) CONCEDI AI TUOI TORMENTI UNO SPAZIO E UN TEMPO BEN DEFINITI:
    
più cerchiamo di scacciare i pensieri non voluti e più questi acquistano forza. 

Dobbiamo giocare al contrario; dedichiamo ogni giorno almeno 15 minuti, se possibile sempre alla stessa ora, a lasciare che i nostri "problemi" ci tormentino. 
Concentriamoci su di loro, facciamoci assalire dallo stress, passati i 15 minuti STOP .  
Rimandiamoli al giorno successivo e lasciamo trascorrere la giornata come viene.

Evitare di fare questo esercizio alla sera prima di coricarsi; meglio a metà giornata.


2) RICORDA DOVE SEI:

fermati e concentrati su quello che hai intorno: rumori, odori, colori.... Pensiamo una volta tanto al presente, non in senso filosofico, ma proprio in senso "fisico" : che cosa sto facendo in questo momento? Quali suoni sento? Quali profumi? Cosa avrei voglia di fare?


3) FAI QUALCOSA CHE NON HAI MAI FATTO O NON FAI DA MOLTO TEMPO:

questo sembra uno di quei buoni propositi che rimangono nel cassetto..succede quando la meta è troppo alta. Per poter seguire questa regola occorre scegliere la cosa più piccola che ci viene in mente: andare al cinema, assaggiare un piatto nuovo, visitare un luogo mai visto (va bene anche nella propria città), entrare in un negozio che non si conosceva...

BUONE VACANZE


Dott.ssa Sabrina Trojani



martedì 19 luglio 2016

Un caso “divertente” di approccio orientato alla soluzione - 1


Considerate quanto sia importante la sicurezza negli impianti chimici. 

Sappiamo tutti che, per legge, negli stabilimenti di questo tipo la ditta deve fornire attrezzature di sicurezza ai lavoratori, tra cui occhiali protettivi. 

Non sempre però vengono indossati. Sprezzo del pericolo e delle regole? Forse. 
Più in generale però capita che il passare del tempo e la maggior dimestichezza nel lavoro porti l’operaio a sottovalutare i rischi. 

Un giorno, in uno stabilimento chimico italiano qualcuno si chiese “Quando si verificherà che gli operai utlizzeranno gli occhiali protettivi, magari anche se non strettamente necessario alla vita del soggetto?” 
Risposta: quando l’occhiale sarà cool e di moda. Siamo italiani!!

Così l’azienda fece produrre occhiali di sicurezza con lenti a specchio. 
Risultato: i lavoratori iniziarono ad utilizzarli, anche al di fuori delle aree a rischio.

Cambiare il design ha portato ad un cambiamento di comportamento.


Dott.ssa Sabrina Trojani
www.studiopsicologiaverona.it


Tratto dal libro: “Punta alla soluzione” di Paul Z.Jacson e Mark McKergow

lunedì 4 luglio 2016


LIBERARSI IN TEMPI RAPIDI 
DALLA TRAPPOLA DEL PANICO






E' uscito l'ultimo libro del professor Giorgio Nardone, maestro di chi come me segue il modello di psicologia strategica breve.

Il termine "breve" associato ad un percorso di psicologia e psicoterapia lascia a volte perplessi, non solo il potenziale paziente, ma anche gli esperti del settore. Credo che in questo libro vi sia la dimostrazione che la brevità e l'efficacia sono possibili. Ancora di più lo dimostrano i numerosi casi che ogni giorno vengono trattati con successo dai terapeuti formati dal Centro di Terapia Breve Strategica di Arezzo.

Chi soffre del disturbo di attacchi di panico conosce alla perfezione quelle sensazioni che proprio il termine PANICO può spiegare bene; esso e nient'altro.

Pochi forse sanno che tale disturbo non si caratterizza solo per gli attacchi veri e propri; vivere anche solo nella paura che un attacco si presenti, senza sperimentarlo mai o sperimentandolo solo una volta, è anch'esso invalidante. La paura ci blocca, ci impedisce di fare quello che vorremmo, a volte ci intrappola in casa.

Uscirne è possibile, l'unico passo di coraggio che la persona deve fare è affidarsi ad uno psicologo o psicoterapeuta.

Dott.ssa Sabrina Trojani

www.studiopsicologiaverona.it

giovedì 16 giugno 2016

INNO AL PESSIMISMO


CONCEDERSI IL LUSSO DEL DOLORE




Il titolo appare strano; solitamente vengono proposte ricette per la felicità perenne e per il rinforzo dell’autostima. Ogni tanto però è bello (e lasciatemelo dire, salutare) andare contro corrente.

Ritengo infatti (prima di me, certo, lo hanno scritto persone più illustri) che alcuni dei problemi umani derivino proprio dalla ricerca spasmodica della felicità; come direbbe uno dei miei maestri Giorgio Nardone, la tentata soluzione diventa essa stessa il problema.
Più alto è il nostro sogno, più grande è l’illusione; direttamente proporzionale a questa può essere quindi la delusione.

Quali meccanismi attiviamo quando stiamo male? Solitamente lo sforzo nostro e di chi ci sta vicino è di “tirare su il morale”- nobile intento, certo, ma che provoca un effetto paradossale: più mi sforzo di stare meglio più sprofondo nel dolore.

Cosa dire allora dell’effetto placebo? Tale effetto funziona solo perché si tratta di un meccanismo involontario: sapere che il farmaco assunto non ha alcun principio attivo e sforzarsi in ogni caso di pensare che funzionerà non aiuterebbe nessuno.

I sostenitori della psicologia positiva tralasciano un elemento fondamentale: pensare in meglio funziona quando già ho ottenuto dei successi; in questo caso il pensiero positivo rinforza ciò che già ho sperimentato. Applicarlo però a situazioni di rabbia o dolore non fa altro che aumentare queste emozioni anziché diminuirle.

Molti conoscono il fenomeno della “profezia che si autorealizza”: un determinato evento si verifica solo perché è stato pensato (non è magia ma succede che la persona si comporta come se l’evento fosse già reale finendo così per realizzarlo essa stessa); forse pochi sanno però che questo fenomeno funziona molto più in negativo che in positivo – di nuovo infatti per ottenere il risultato positivo l’autoinganno deve essere inconsapevole.

Scherzandoci un po’: ci viene più facile attirare disgrazie che successi!

Dobbiamo concederci il tempo di stare male e di arrabbiarci; ciò che provoca più danno infatti non è il dolore di per sé ma la paura che abbiamo di esso. La cronaca ci riporta purtroppo ogni giorno episodi di violenza su donne compiuti da uomini incapaci di sopportare anche solo l’idea di stare male per amore.

Fa male vedere un bambino deluso e in lacrime; ma se gli concediamo ogni tanto il lusso di imparare a reggere anche queste emozioni un giorno ce ne sarà grato, probabilmente più per questa lezione che per le nostre consolazioni.

Dott.ssa Sabrina Trojani
www.studiopsicologiaverona.it



sabato 11 giugno 2016

 COME REALIZZARE UN GRANDE CAMBIAMENTO



Ad ognuno di noi è capitato, almeno una volta nella vita, di sentire il bisogno quasi immediato di rivoluzionare completamente la propria situazione (alcuni di noi sono ricchi di questi momenti, come fossimo dei collezionisti!).


Vi è l'idea di cambiare nazione, tipo di lavoro, stile di vita... anche cambiare completamente il proprio look non è così semplice come potrebbe sembrare (così come gli effetti di un cambio immagine non sono da sottovalutare).

Spesso però, ancora prima di iniziare, qualcosa ci demoralizza e ci impedisce di realizzare il nostro sogno.
Potrebbe essere la paura di non farcela, di non essere all'altezza o di sembrare sbagliati; poche volte pensiamo invece, più semplicemente, che un cambiamento radicale non è mai facile, non solo per noi ma con ogni probabilità per chiunque altro. Molte delle nostre azioni e dei nostri comportamenti sono diventati, a causa della loro ripetizione, delle abitudini che ci danno sicurezza (e forse pochi sanno che, dal punto di vista psicologico, anche comportamenti dolorosi o fastidiosi diventano, se reiterati, della abitudini dure a morire).

Qualcuno potrebbe obbiettare che alcuni grandi scopritori di strade nuove o persone che hanno “scombussolato” la loro quotidianità sembrano averlo fatto da un giorno all'altro, e che solo il loro coraggio spieghi tutto questo.
In realtà, nelle rivoluzioni più costruttive e durature, il cambiamento radicale è solo l'effetto finale di un precedente lavoro di “preparazione al salto”durante il quale si valutano vantaggi e svantaggi, potenzialità e limiti, imprevisti e punti fermi, risorse e difetti. D'altronde, come ci spiega il grande studioso Gregory Bateson “il rigore da solo è morte per asfissia, la creatività da sola è pura follia”.

Capito quindi che un grande cambiamento richiede sempre una grande preparazione rimane aperto il problema di come iniziare ...la prescrizione per riuscirvi è tanto banale quanto efficace: partire dal più piccolo e semplice cambiamento possibile. Di tutte le cose che vorremmo modificare prendiamo la più insignificante, la più facile da realizzare, la meno spaventosa e gli effetti non tarderanno ad arrivare. In psicologia strategica si dice che il piccolo cambiamento è come una palla di neve che una volta spinta con la minima forza necessaria inizierà a rotolare, aumentando sempre più di grandezza fino a diventare una valanga.

A tutti quelli che vorrebbero intraprendere un viaggio di cambiamento auguro di riuscire a trovare il primo gradino, la scala sarà poi la sua naturale conseguenza.


Senza dimenticare che: “il vero viaggio di scoperta non è vedere nuovi mondi ma cambiare occhi”( M.Proust).

Dott.ssa Sabrina Trojani
www.studiopsicologiaverona.it