lunedì 9 gennaio 2017

IPOCONDRIA

Quando una malattia immaginaria è peggio di una malattia reale




Ipocondria. Con questo termine ci si riferisce a pensieri ossessivi e pervasivi sul proprio stato di salute.

E’ come vivere sempre in allerta, attenti ad ogni minimo segnale del proprio corpo. Scatta la voglia di chiedere un parere specialistico, su internet prima e di persona poi, visitando ospedali e medici vari; l’illusione è che queso possa tranquillizzarci ma è appunto solo un’illusione.

Se si riceve un esito negativo degli esami scatta il dubbio: forse il medico si è sbagliato, forse l’esame è poco dettagliato, forse dovrei ripeterlo….
Si entra da soli in un circolo vizioso per cui più cerco risposte rassicuranti e più vengo travolta dal vortice del “non è mai abbastanza”…. servono più esami, più risposte, più approfondimenti.

“Vengono ingiustamente detti immaginari mali che sono invece
fin troppo reali, dato che procedono dalla nostra mente,
unico regolatore del nostro equilibrio e della nostra salute”
(EM Cioran)



Molti pazienti mi parlano proprio di una trappola, da cui, aggiungo io, è possibile uscire con un percorso specifico, mirato ad interrompere le tentate soluzioni che non funzionano e tornare ad essere “padroni” dei propri pensieri e della qualità della propria vita.

Dott.ssa Sabrina Trojani




mercoledì 14 dicembre 2016

L’AMARA VEDETTAVendicarsi funziona davvero?


Chi ha conosciuto il tradimento e la delusione ha conosciuto anche quell’ondata che chiamiamo desiderio di vendetta.

In alcuni casi può diventare un’ossessione per cui l’unico pensiero ricorrente nella giornata è pensare ai modi migliori per vendicarsi. L’idea è che l’altro debba provare  il dolore che abbiamo provato noi, magari con gli interessi.

La realtà è che questa spesso è un’utopia per molte ragioni:

non possiamo infatti entrare nella mente dell’altro e quindi non sapremmo mai realmente se sta soffrendo come noi vorremmo;

sebbene noi ci sentiamo giustificati nella nostra vendetta in quanto traditi , agli occhi degli altri in quel momento passiamo dalla parte dei  carnefici, anche perché spesso la vendetta non è consona all’azione che l’ha provocata ma viene adeguata al sentimento della persona offesa, arrivando quindi ad essere anche più cattiva del tradimento stesso.

Infine, ma è forse l’aspetto più importante, una volta consumata la vendetta la sensazione è tutt’altro che piacevole. Ci sembra di non averne avuta mai abbastanza, e rischiamo così di entrare in un circolo vizioso per cui più mi vendico più ho bisogno di rifarlo.

Il gioco sembra finire sempre in pareggio. Ancora non siamo i vincitori e non ci sentiamo mai tali.

Riporto quindi le, a mio avviso, illuminanti parole di G.Orwell:
                               
                               La vendetta è un’azione che si vorrebbe compiere quando e proprio perché si è impotenti;                           non appena questo sentimento di impotenza scompare,                          svanisce anche il desiderio di vendicarsi.

Dott.ssa Sabrina Trojani
www.studiopsicologiaverona.it 

venerdì 4 novembre 2016

FIDARSI E’ BENE, NON FIDARSI E’ MEGLIO?





Sempre più spesso mi capita di incontrare persone che, con un moto di orgoglio, ostentano la loro totale o parziale mancanza di fiducia verso gli altri.


E solitamente tale chiusura è il seguito di un tradimento o di una delusione che ci porta a classificare le persone come “tutte uguali” e quindi tutte non degne di fiducia. 


Questo scetticismo verso la sincerità altrui viene sentita e gestita come una corazza protettiva, ma come tutte le corazze occorre stare bene attenti al che non diventi una gabbia nella quale ci intrappoliamo.


“Il modo migliore per scoprire se ci si può fidare di qualcuno è di dargli fiducia”

Ernest Hemingway


Il primo aspetto da considerare è che quando permettiamo all’altro di ferirci non per forza significa che siamo dei “sempliciotti” che si sono fatti ingannare; piuttosto siamo stati in grado di essere delle persone forti e trasparenti di fronte a coloro che non sono stati in grado di esserlo.


Se la scottatura però ancora ci ferisce e ci rende sospettosi possiamo agire per gradi: apriamoci all’altro un pezzo per volta, testando ad ogni step se la fiducia è ben riposta. Ad ogni conferma o delusione sapremo che strada prendere.


“La fiducia si guadagna goccia a goccia ma si perde a litri”
Jean Paul Sartre


Dott.ssa Sabrina Trojani

sabato 29 ottobre 2016

PARTNER IDEALE O REALE?


La perfezione ha un grave difetto; 
ha la tendenza ad essere noiosa. 
William Somerset Maugham


Solitamente nella prima fase magica dell’innamoramento avviene lidealizzazione del partner

arriviamo quindi a non vederlo sempre per quello che realmente è ma gli attribuiamo qualità e virtù che noi vorremmo nella persona al nostro fianco.


E poiché anche l’altro è innamorato si impegnerà per non deludere le nostre aspettative, rispondendo il più possibile ai nostri desideri.

Questo dà un senso di appagamento e di protezione, resistendo a volte anche oltre le prove che smentiscono tali virtù. 
Ci sentiamo e ci comportiamo come se fossimo al fianco del nostro partner ideale.


Il tempo o un evento particolare però possono rompere tale credenza, costringendo la persona a ricostruire un nuovo equilibrio alla luce delle caratteristiche del compagno/a che da Ideale  diventa Reale.


E’ una fase delicata in cui le capacità comunicative divengono importantissime per lo stabilizzarsi del rapporto: 
spiegare anziché accusare, parlare in prima persona, dare l’esempio anziché pretendere sono solo alcune delle modalità con le quali due persone possono ricostruire un nuovo concetto di coppia alla luce della nuova realtà.

Quando in amore si cerca la perfezione, si trova la solitudine.
-Luca Bianchini-




Dott.ssa Sabrina Trojani

www.studiopsicologiaverona.it

venerdì 7 ottobre 2016

QUANDO UN AMORE FINISCE




 L'amore puro è quello non corrisposto 
 A.Morandotti



La fine di una storia d’amore è paragonabile ad un lutto.

Al pari del lutto infatti ci troviamo a fare i conti con l’assenza dell’altro e di tutto quello che condividevamo con lui.

Come nel lutto quindi la persona attraversa delle fasi considerate, dal punto di vista psicologico , assolutamente fisiologiche e normali: vi è quindi un primo momento di


  • negazione, durante il quale non abbiamo ancora piena consapevolezza di quello che è successo. Lo neghiamo a noi stessi e, a volte, mettiamo in atto delle azioni per riconquistare l’altro.



  • Se la riconquista non va a buon fine possiamo andare incontro a rabbia, verso l’altro ma anche verso noi stessi per non essere stati capaci di “tenerselo/a stretto/a”;




  • la disperazione è un altro stato che attraversiamo. Qui la dura realtà delle cose arriva come un fiume in piena alla coscienza e ci travolge con violenza; ci sentiamo senza via di uscita e guardare il futuro in questo momento diventa veramente impossibile.



Non esistono pozioni magiche per risparmiarsi questo dolore.Nessuno può soffrire al posto nostro.


Ci vuole abbastanza coraggio per lasciarsi andare alla negazione prima e alla rabbia e/o disperazione poi; se crediamo di non riuscire a farcela da soli un aiuto psicologico può essere la soluzione giusta.

In ogni caso occorre scendere negli abissi per poter poi risalire.

Lo stadio finale prevede la nostalgia di quella storia, nostalgia che ci culla e che portiamo dolcemente con noi ma che non ci farà più male.


Dott.ssa Sabrina Trojani